Anne-Alexandra Bacchetta e Patureau Artista

Fin da piccola cerca di imitare la madre nel disegno ed il padre nel modellato: lui plasma il burro, lei la plastilina. Una formazione importante perché le insegna cosa vuol dire dare forma ai sentimenti, plasmare i corpi nudi dei suoi sogni, per poi lasciarli fluire ancora perché la mente ed il cuore possano essere liberi di ricreare e rivivere emozioni. Riceve fino all’età adulta un’importante formazione nell’ambito della musica e danza classica ma è nella scultura che trova un immediato e materico sfogo. Modella burro e creta di pari passo e realizza anche opere in bronzo. La sua prima arte è dominata dal conflitto eros/tanatos (opera “Clizia”), amore e morte. Nell’opera “Ariel”, raggiunge una pagata perché sofferta, non pacata accettazione, identificandosi con l’immagine di una sirena che possiede l’immensità del mare, ma ama un uomo che appartiene ad un altro mondo… Segue una pausa di riflessione carica d’inconsapevole sensualità (opera “Preludio”) che genera tutto quell’amore che solo una maternità può incarnare (opera “Attesa”) o che una donna innamorata può esprimere (omaggio a Cecilia Gallerani – “La dama senza l’ermellino”).

E’ un periodo intenso di crescita, sempre dominato da una presente assenza e caratterizzato da una grande produzione di opere in burro, simbolo d’impermanenza.

Poi il ritorno alla musica, attraverso forme pittoriche e plastiche: musica come sinfonia di colori (opera pittorica tecnica mista “Respiro di bosco”), come divertimento (opera pittorica tecnica mista “Scherzo dal vento”), come moti d’animo (opera pittorica tecnica mista “Quiete e Tempesta”), come attrazione tra gli opposti (opera pittorica tecnica mista “Addizione e Sottrazione”). Ma anche raggiungimento di quella fusione tra musicista e strumento che permette alla musica di vivere, volare (opera pittorica e scultorea “Volo di note”), fiorire (opera pittorica e scultorea “Edèrapsodia”).

Musica che nasce nel silenzio (opera scultorea “Silenzio”), musica che vive nell’anima (opera scultorea “Violino interiore”). Inizia in questa fase un profondo cammino spirituale che ricerca l’essenza nell’assenza, arte quindi che diviene espressione di ciò che non si vede, che è recondito, agonizzato, sognato, desiderato, amato, vissuto, come intimo paradigma in essere.

Contemporaneamente realizza una nuova rappresentazione di San Galgano, scultura di creta in misura naturale, opera esposta nel museo Civico e Diocesano di Arte Sacra di San Galgano, a Chiusdino, in provincia di Siena. In questa occasione inaugura la sua collaborazione con la storica Fornace Curti di Milano per la quale realizza opere su commissione. Sono anni di sottrazione, vissuti intensamente e alimentati da pane e creta, anni che tracciano un solco tra ciò che era arte “fine a se stessa” e arte “consapevole”, per approdare ad un’espressione artistica che sia condivisione di vissuti.